GS Marinelli
02 ottobre 2025, Val di Scalve
L’escursione di oggi ha inizio subito dopo il paese di Schilpario e si sale nella splendida, primaria pineta alla nostra sinistra, per noi che guardiamo verso l’alta valle di Scalve.

Probabilmente in questi giorni di raccolta di funghi qualche persona si aggira fra questi frondosi alberi ma, dopo che i minatori hanno visto cessata ogni loro attività (anno 1972), ora sono veramente pochi gli escursionisti che salgono su questi ripidi sentieri, quando hanno a disposizione la più vasta e comoda area dei Campelli o addirittura possono salire con i mezzi fino al Passo del Vivione.
Per noi è un assoluto piacere cimentarci con questa ripida mulattiera ed superare la quota degli alberi per arrivare ai Laghetti delle Valli, dove il terreno spiana e siamo nella vasta zona alpina che si approccia al Passo del Vivione. Il paesaggio è quanto di più vario è possibile, con laghetti, appunto, su più quote, con torrenti, praterie, depressioni, valli e monti tutt’intorno.

La giornata è bella, poche sono le nubi, un velo di nebbia, che lungo la mattina si dissolve, copre le cime più alte, l’aria è fresca come deve essere in una giornata di inizio d’autunno.
Giungiamo ai laghetti e troviamo sulle loro sponde un accenno di ghiaccio mentre sull’erba e sui bassi cespugli c’è un leggero strato di brina che si scioglie man mano che il sole riscalda l’atmosfera.

Sopra i laghetti delle Valli il nostro gruppo si divide: Armando, sentendosi un po’ affaticato, preferisce accorciare l’escursione e dirigersi verso il rifugio al passo del Vivione. Non evitando, però, di salire, prima, sul vicino Monte Busma, una panoramica cima che si trova sulla destra della ampia valletta che scende idealmente fino al passo.
In questa deviazione di percorso lo accompagnano Anna, Beppe e Giovanni, che non lo vogliono lasciare solo. Si sono divertiti, hanno goduto di un bellissimo panorama ed hanno perfino trovato…una spada nella roccia.
Il resto del gruppo, con Emilio a guida, hanno proseguito sul sentiero, ben segnato, per giungere in Valle Asinina, hanno costeggiato l’omonimo lago e lo hanno aggirato sulla sinistra seguendo un sentiero quasi inesistente, su un terreno non difficile però, ignorando la mulattiera più evidente tracciata sul lato destro: il tutto per….” farla “ più interessante e per arrivare alla Forcella di Valle Asinina con maggior soddisfazione.

Da questo minuscolo passo incomincia la discesa verso il lago di Valbona: il ripido sentiero finisce nella strada sterrata, originariamente una strada militare, che porta direttamente al rifugio, al Passo del Vivione.
Aiutati dalle due radio di cui, da qualche giornata, il nostro gruppo si è munito, ci siamo ritrovati tutti insieme nella vicinanze della Baita Gaffione ed abbiamo raggiunto il rifugio decidendo di approfittare della sua apertura per un pranzo, seduti, al caldo.
Ripreso il cammino, la mulattiera nel bosco verso la zona mineraria, abbandonata, non si è rivelata molto agevole: le intemperie e l’abbandono hanno fatto il loro lavoro.
Giungi a valle, per arrivare al punto di partenza abbiamo seguito il tracciato della pista di fondo, evitando il più possibile la strada asfaltata: i circa tre chilometri non sono stati affatto noiosi.
E’ seguita una sosta alla latteria Valle di scalve per acquisti ed una all’abituale bar di Ponte Nossa per dissetarci e, come vuole il regolamento delle “guide”, per il briefing finale!

