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Gs Marinelli, 11 Settembre 2025

Con un breve viaggio in auto arriviamo al punto di partenza del bellissimo percorso ad anello organizzato per quest’oggi; al libero parcheggio, pressoché vuoto, accanto alla Centrale di Valgoglio lasciamo le vetture e cominciamo l’avventura.
C’è chi è convinto che porterà a termine tutto il percorso e chi prevede che si accontenterà di un tragitto più breve. Sia la lunghezza del giro che il dislivello previsto sono piuttosto rilevanti.
Percorriamo il bellissimo tratto inziale della Valsanguigno e poi cominciamo la salita sulla sinistra orografa della valle passando per le Baite basse di Salina. Qui le cose si fanno più difficoltose perchè la scarsa percorrenza di quella ripida pendice di montagna ha quasi cancellato ogni sentiero.
Le mucche che frequentano quelle malghe e le piogge spesso impetuose hanno dato il loro contributo a creare un po’ di confusione sul terreno.
Comunque, usando sia la traccia mostrata dalle mappe del cellulare che la nostra esperienza, ma soprattutto usando forza e buona volontà abbiamo raggiunto, dopo oltre 1200 metri di dislivello, località Stagno della Corna, il primo lago.

L’atmosfera che si prevedeva limpida e soleggiata qui è completamente cambiata: una consistente nebbia dovuta all’umidità ed alla fredda temperatura in quota non ci consente di vedere le cime delle montagne circostanti e deprime i bei colori delle acque, delle rocce e del terreno.
Nonostante la nebbia, siamo ammirati per la bellezza di questi luoghi, selvaggi, naturali ed estremamente vivaci con le tante acque che stagnano formando i vari laghi o che scorrono rumoreggiati a valle. E’ vero che sono pochi gli escursionisti che passano da qui, ma in compenso sono molti gli animali: a noi oggi è capitato di vedere alcuni camosci, un’aquila ed un biscione, grosso e nero.
Se per alcuni di noi lo Stagno della Corna era previsto come punto d’arrivo, così non è stato perché, ormai terminata la salita più tosta e trovandoci ora su un sentiero più comodo e con leggeri sbalzi di quota, superando un lago dopo l’altro, siamo arrivati tutti all’ultimo dei laghi alti di Salina, quello che si chiama “lago Gelato” proprio sotto il Monte Pradella.

Non ci siamo fermati molto per il pranzo perchè il sole non è proprio riuscito a forare la nebbia e la temperatura era abbastanza fredda.
Da qui è cominciata la lunga marcia di ritorno seguendo la mulattiera che scendendo da Monte Pradella arriva alla Baita Alta di Presponte. All’inizio si insinua fra le tante roccette e dopo diventa più agevole fino a incrociarsi con il sentiero della Val Sanguigno che scende gradatamente fino al paese di Valgoglio.


A proposito del tratto fra la Baita di Presponte e il Monte Pradella mi permetto di esprime una riflessione che condivisa con il gruppo non rimane solo mia.

Premesso che dobbiamo sempre essere grati ai volontari che ripristinano e segnano i sentieri della montagna, tuttavia, anche se non possiamo pretendere che siano degli artisti, credo che possiamo chiedere loro di fare segni sempre discreti, non inutilmente ripetitivi, ed usare colori e metodi che almeno siano in uso al nostro CAI.
I nostri monti, le nostre belle rocce ed i sentieri di accesso meritano attenzione anche da questo punto di vista: pochi segni, essenziali è meglio, no?

Buona parte del percorso di oggi, ad esempio, lungo il quale praticamente non c’erano segnalazioni pittoriche, è stato da noi seguito semplicemente osservando qualche traccia nell’erba, qualche ometto di pietra, valutando lo stato dei luoghi e conoscendo la direzione da prendere…..facendo pertanto esperienza di escursionismo, non solo rincorrendo bolli e frecce pitturate ogni pochi metri.

Rosanna – GS Marinelli

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