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Monte Carena – 1952 m Bagolino : “Andiamo anche noi in un alba d’estate per i sentieri del bosco…( Mario Rigoni Stern)”

Escursionismo Rezzato, 19.07.2026 – Bagolino

É il monte Carena a nord di Bagolino. Gruppo Adamello, Prealpi bresciane la meta proposta per l’ escursione di domenica 19 luglio 2026 da Escursionismo Rezzato.
29 gli escursionisti iscritti ( i cui 2 ragazze alla loro prima uscita con il gruppo) impegnati in questa escursione con un dislivello di 1190 metri e circa 14 km. La partenza alle 7:30 dalla Chiesa di Bagolino (750 m sul livello del mare) seguendo il segnavia bianco e rosso sentiero 408. Presa la strada asfaltata si sale oltrepassando il convento delle Orsoline, oggi casa di riposo per anziani per giungere all’amena località di Colegna a 1000 m.. e si procede fino a giungere ad una bella casa con un balcone di gerani fioriti e un magnifico giardino dove fermarsi per una pausa e scattare foto.
foto
Il sentiero impervio si snoda in un bosco di abeti e faggi e la fatica della salita viene smorzata dall’ aria pura che si respira profumata di ciclamini ,per mutare in un ambiente paesaggistico dove la roccia e la vegetazione si fondono in maniera meravigliosa, un sentiero quasi gradinato che lambisce diverse sorgenti, per poi sbucare nella zona delle Baite di Fontana. Un bell’alpeggio di stampo “trentino” incredibilmente cosparso da fiori di alta montagna…
Foto di rito.
Dai fienili di Fontana seguiamo il segnavia su paletti e sassi attraverso l’alpeggio, aggirando il fianco del monte: ora ci aspetta lo sforzo finale per giungere alla cima del Monte Carena a 1952 metri e alla grande croce di legno collocata dai bagolinesi nell’ anticima affinchè fosse visibile dal paese. La salita ci mette alla prova: passo dopo passo in silenzio camminiamo in una fila ordinata : una sosta per ammirare il lago di Idro di un meraviglioso e insolito azzurro Tiffany.
All orizzonte alcuni nubi, una sorta di ombrellone gigante che ci permette la pausa per il pranzo godendo a 360 gradi delle cime delle montagne: la vista sul Blumone, sul Monte Telegrafo e il Maniva e dietro il Guglielmo.
La fatica si percepiva e la stanchezza anche ma la discesa è stata accompagnate da allegre risate: perchè come ci ricorda la nostra accompagnatrice FIE Alessandra Zucchi e cito le sue parole “l’essenziale del gruppo escursionismo Rezzato è divertirsi.” Si è conclusa così sotto una leggera e piacevole pioggerellina questa piacevole ed impegnativa escursione tra boschi e pascoli che sovrastano il caratteristico paese di Bagolino, meta poco conosciuta ma di grande interesse paesaggistico.
Alla prossima escursione sui Monti e sulle rive del Lago di Idro domenica 23 agosto alle Cascate Possù da Vesta.

Note:
Percorso con discreto dislivello, cima molto panoramica a 360°, traversata fino a Valdorizzo lungo il Sentiero Antonioli, ciaspole in inverno.
il monte Carena (1952m) si eleva sopra Bagolino, a Nord, con una bella Croce sull’anticima, che si affaccia sul paese. Vi si sale partendo dal paese, sopra la chiesa, dove sorge il convento delle Orsoline, oggi ospizio (800m).
Lì si può parcheggiare, e dal piazzaletto parte verso destra una stradella asfaltata, ma fin dall’inizio vietata al traffico dei non residenti (cosa che non mi aspettavo, e che mi ha tolto la vetta, essendo partito tardi), che, passando per l’amena località di Colegna, a 1000m, sale fin oltre i 1200 metri, dove sorge una bella casa ed i resti di un alto roccolo in muratura. Gli ultimi tornanti possono essere tagliati dal sentiero, ben segnato. Dopo il di ché il percorso diviene un sentiero-mulattiera che sale nel bosco fino a portarsi sotto un salto roccioso che interrompe il costone boschivo. Ma, con alcuni tornanti tra i roccioni, il sentiero si porta sul filo, per poi scendere alcuni metri sull’altro versante (Nord-Est), salire per alcuni metri accanto ad un torrentello, poi girare a destra (albero sul sentiero, da superare strisciando), ritornare poi all’indietro (sinistra), fino a riportarsi nel letto del torrente, quando questo si fa più dolce. Dopo breve si sbuca nei grandi prati di Fontana (1600m), costellati di belle abitazioni ristrutturate in pietra. A questa località porta una strada che proviene da Riccomassimo, possibile variante di salita. Ci si innalza nei prati, seguendo l’ampio vallone, fino a raggiungere un goletto sulla dx, a 1850m. Qui si affronta una salita non troppo aspra, di una cinquantina di metri, sull’ampio crinale, ma che, se innevata e ghiacciata, può essere pericolosa, perchè si affaccia su un versante piuttosto aspro (ramponcelli).

E venne il giorno del riposo…
Bah, mi son detto, dopo due uscite di tutto rispetto perché non ritornare a più miti consigli facendo un giretto il più rilassante possibile?
Ecco allora che ho scovato questo giro che si inoltra per le Alte vie del Caffaro, alle porte del Parco dell’Adamello, un’escursione priva di difficoltà tecniche che oggi fanno al caso mio.
Lasciata l’auto nell’ampio parcheggio davanti a alla Chiesa, si segue la strada che porta alla vicina Casa di Riposo, poi, come da segnaletica, si prende la strada asfaltata ( chiusa al traffico) che in ripida pendenza porta alle numerose cascine e baite proprio sopra l’abitato di Bagolino. Cai 408- Sentiero G. Antonioli.
Per una buona mezz’oretta si cammina su questa stradina che diventa poi una sterrata, si arriva ad un punto dove la sterrata è sbarrata da una catena, e da qua, si piega a destra per il bel sentiero che porta ad una bella baita soprastante; sul mio waypoint l’ho chiamata la Baita del barometro.
Ora si entra nel bel bosco fatto di Abeti e Faggi, camminando su un sentiero dove le roccette affioranti vengono mimetizzate dal fitto fogliame, e con numerosi tornanti si guadagna quota abbastanza velocemente visto la pendenza sempre sostenuta.
Stando sempre attenti alla fitta bollatura, il sentiero si snoda in un bellissimo ambiente dove la roccia e la vegetazione si fondono in maniera meravigliosa, un sentiero quasi gradinato che lambisce diverse sorgenti, per poi sbucare nella zona delle Baite di Fontana. Un bell’alpeggio di stampo “trentino” incredibilmente cosparso da fioriture di Crocus…
Sfruttando l’assenza degli alberi, se si alza la testa noterete già la Croce, che è posta a N/O rispetto alle baite. La traccia adesso entra nei prati e si sale ripidamente il versante erboso dove non manca la segnaletica (paletti) , ed una volta catapultati in in cresta, si giunge facilmente alla Croce di Monte Carena dove la vista a 360° è veramente meravigliosa! Non sto qua nemmeno a far la lista di ciò che si vede, andateci… 2h30.
Ora che le nuvole hanno coperto un po’ il Sole la temperatura si è abbassata notevolmente, allora mi rifocillo abbastanza velocemente per poi ripartire in direzione Punta Telegrafo ( visibile a N.). Qua orientarsi è molto facile perché si naviga a vista (se non ci sono nuvole), e io come da palina segnaletica, mi sono buttato sul sentiero Cai 410 che mi porterà in poco tempo al Bivacco Crescimbeni e alla vicina Santella dell’Arciprete.
Volendo da qua, seguendo la bella cresta erbosa, secondo me in 0,45 si giunge alla Punta Telegrafo, ma io oggi non voglio esagerare e vado per altri lidi… più vicini.
Dopo aver consultato l’inaffidabile Kompass, decido di scendere per il pendio erboso sino ai sottostanti ruderi della Malga di Vallelusso Alto, da qua, senza allungare ulteriormente il giro, ho seguito una traccia di sentiero (oggi parzialmente innevato), che in mezzacosta mi ha riportato sul sentiero 408 proprio sopra le Baite Fontana. Ora ritornare all’auto è un gioco da ragazzi… That’s all folks!

Nota 1): Bellissimo giro alle porte del Parco dell’Adamello, in un ambiente straordinario e ben tenuto che può incontrare i gusti di tanti escursionisti; il sentiero è abbastanza ripido sin quasi alla Croce, ma è completamente privo di difficoltà tecniche, fatta menzione però che si è in montagna e nulla va sottovalutato. In generale questo è un bel T2, il T3 l’ho messo solo perché ho percorso delle tracce di sentiero (o addirittura mancante) tra la Santella e i ruderi di Vallelusa, e da qua sino alle soprastanti Baite di Fontana. Ma è comunque tutto molto facile.

Piacevole escursione tra i boschi e i pascoli che sovrastano il caratteristico paese di Bagolino. Si tratta del primo tratto del trekking denominato “Alta Via del Caffaro”, che partendo dalla cittadina bagossa si snoda per 80 km contornando la bella Valle del Caffaro per cime e creste. A parte gli ampissimi panorami di queste valli a cavallo tra Lombardia e Trentino, la cosa che probabilmente apprezzerete di più di questo itinerario è la solitudine che si respira sulle pendici di questi monti rigogliosi e selvaggi: è piuttosto difficile incontrare qualcuno che percorra questi sentieri che non sia un coltivatore o un malghese.
Descrizione percorso
Si parte dal bel paese medievale di Bagolino, che si raggiunge risalendo la Val Sabbia e oltrepassando il lago d’Idro, svoltando prima di Ponte Caffaro per entrare nella Valle del Caffaro. Arrivati al centro del paese, salire nella parte alta seguendo via Lombardi e parcheggiando dove si trova la casa di riposo. Da lì, ci si incammina lungo Via Colegna (indicazioni per Alta Via del Caffaro, Monte Telegrafo, Passo Bruffione, Monte Carena, sentiero n. 408) che si dirige verso Est salendo con pendenze costanti ed entrando nel bosco mentre si costeggiano le abitazioni isolate più alte del paese. Dopo 15-20 minuti di cammino la strada compie una netta curva verso sinistra raggiungendo i bei prati della località Colegna, e poco dopo ad un bivio tenere la destra imboccando il sentiero per il Monte Carena. Si transita subito nei pressi di un altro paio di case isolate, poi si rientra nel bosco iniziando a salire con pendenza più marcata compiendo 5 tornanti. La salita continua nel folto bel bosco misto, ad un certo punto il sentiero prende a puntare direttamente verso Nord portandoci in località Pradorcoi (1180 Mt., 45′ dalla partenza) dove sorge una sorte di fienile o edificio rurale. Si continua a salire nel bosco con andamento verso Nord, ecco un ultimo tratto nel bosco dove il sentiero presenta alcuni stretti tornanti e si giunge al gruppo isolato di case in località Fontana (1600 Mt., 1 h. 30′ dalla partenza), dove si esce finalmente dal bosco, e si nota una strada sterrata che verso destra porta a svallare verso la non troppo distante contrada trentina di Riccomassimo, mentre verso sinistra entra nel bosco per scendere verso Bagolino lungo una via diversa da quella che abbiamo percorso in salita. Noi ignoriamo questa strada sterrata e ci portiamo alla casa più alta e risaliamo il prato subito al di sopra di essa, seguendo l’evidente traccia di sentiero che sale le pendici meridionali del Monte Carena. Qua e là si trovano dei paletti di legno ad indicare la via ma il percorso è ben tracciato e abbastanza logico, si sale tra prati, pascoli e rare rocce affioranti mentre si guadagna quota e ci si avvicina alla sommità tondeggiante del Monte Carena. Ancora prima di raggiungerla, si nota alla sua sinistra la croce di legno, che come spesso avviene è stata posta più in basso della cima vera e propria perché possa esssere vista meglio dal fondovalle. Saliamo quindi sulla cima tondeggiante e panoramica del Montre Carena (1954 Mt., 2 h. 30′ dalla partenza), e raggiungiamo la croce scendendo per pochi minuti lungo lo spallone che si protende verso Ovest verso la Valle del Caffaro, fino ad arrivare a detta croce (1930 Mt.). Ora riportiamoci sulla vicina cima del Monte Carena, e iniziamo a discendere l’ampio costone verso Nord, in direzione del distante Monte Telegrafo e del Capitello dell’Arciprete. Si tratta di camminare lungo questo comodo e largo costone per circa 20-25 minuti, all’inizio in leggera discesa, e poi con andamento piuttosto pianeggiante, mentre la vista spazia ad Est verso i monti trentini delle Valli Giudicarie, e a Sud e Ovest sul lago d’Idro, sul lago di Garda e sulle prealpi Bresciane. Infine, lungo questo costone rettilineo, raggiungiamo l’ampio valico chiamato Capitello dell’Arciprete (1915 Mt.), posto sotto la cresta sud del Monte Telegrafo, che mette in comunicazione la Valle del Caffaro con la Valle di Riccomassimo. Qui sorgono una santella e un piccolo edificio adibito a ricovero di emergenza.
Discesa
Dal Capitello dell’Arciprete ripercorrere a ritroso verso Sud il lungo costone fino alla sommità del Monte Carena, e da lì rifare tutta la discesa fino a Bagolino.
Note

La Santella del Capitello dell’Arciprete (m. 1935) è dedicata a don G.M. Crescimbeni, morto suicida nel 1840 a Bagolino a seguito di accuse infamanti che gli vennero mosse. Cfr. la pagina relativa in «Enciclopedia Bresciana»:

CRESCIMBENI GIOVANNI MARIA (Vobarno, 3 febbraio 1796 – Bagolino, 9 marzo 1840). Di Crescimbene e di Antonia Federici. Sacerdote, ebbe forte ingegno e vasta cultura, specialmente letteraria. Appena ordinato sacerdote fu professore di religione e di filosofia nel Seminario di Brescia. Nominato prevosto a Bagolino, vi fece l’ingresso il 27 marzo 1829. Si impose subito per zelo, sodezza di dottrina, facondia e grande carità. Per questa incontrò fin dai primi mesi di parrocchiato fortissimi ostacoli. Egli infatti si schierò subito in difesa degli indigenti, attirandosi l’odio di pochi speculatori e faccendieri, capitanati dal segretario comunale, i quali, anziché assegnare alle famiglie bisognose i terreni bonificati, approfittando del fatto che la maggioranza degli abitanti era occupata sui monti per i lavori estivi, li misero all’incanto con la scusa di sanare il bilancio comunale ma favorendo, in effetti i più ricchi del paese. Al rientro dalla montagna i bagolinesi si vendicarono del sopruso incendiando fienili, distruggendo boschi, ecc. Di tale rivolta venne accusato don Crescimbeni che aveva protestato fieramente contro le ingiustizie compiute. Contro di lui vennero lanciate accuse infamanti per cui egli ne ebbe la mente sconvolta e finì col darsi la morte. Il popolo lo venerò come un santo e come un martire e intorno alla sua figura fiorirono leggende.

Il nome deriverebbe secondo Ottavio Rossi da “Pagus Livi”, cioè il Pago di Livio, secondo altri (dal dialettale bagolì) da bacca e secondo altri ancora dall’anglosassone bag: sacco col quale i montanari trasportavano il ferro da Bovegno. Bagolino fu probabilmente terra romana come dimostrerebbero un ponte, il nome Romanterra dato a una località, e il ritrovamento di una statuetta di bronzo. I toponimi “via pagana” e “corna pagana” significherebbero i resti di paganesimo di fronte alla diffusione del Cristianesimo come le “case antighe” indicherebbero gli ultimi rifugi di popoli primitivi quali i Vennoni. Sicura è, comunque, l’esistenza di Bagolino nel sec. X quando i monaci di Monte Orsino di Serle iniziarono una vasta opera di bonifica del Pian d’Oneda e di altre località. Religiosamente Bagolino rimase a lungo nell’ambito della pieve di Condino di cui fu curazia fino al sec. XVI, divenendo noi parrocchia autonoma sempre della diocesi di Trento. Del vescovo di Trento furono feudatari i Lodrone, spesso invisi ai bagolinesi fieri della loro autonomia civile. Per contrastarne la potenza Bagolino gravitò spesso su Brescia guelfa, dato che essi si professavano ghibellini, e si appoggiò sui Visconti e su Regina della Scala che nel 1384, per segnare una netta divisione con il Trentino fece edificare la rocca di Anfo. Nel sec.XV i Bagolinesi si schierarono ancora con i Valsabbini e con Galvano di Nozza, passando nel 1433 sotto il dominio veneto cui furono in gelosa autonomia amministrativa fedeli fino al 1797, salvo un periodo di infeudazione ai Lodrone dal 1441 al 1472. Nel 1473 i bagolinesi confermavano la loro volontà di autonomia negli statuti comunali. La storia di Bagolino è però contrassegnata da gravi sventure e specie epidemie e incendi. Provocarono gravi stermini la peste del 1337-1340, del 1478, del 1577 (con 3000 vittime), del 1630 (con 2.586 morti), le febbri maligne del 1646-1647 e i colera del 1836, 1855, 1867, 1873. Fra gli incendi furono particolarmente disastrosi quello della notte del 5 settembre 1555 che incenerì 126 case, e l’altro, ancor più grave, della notte fra il 30-31 ottobre 1779 che provocò la morte di 260 persone distruggendo quasi tutto il paese. L’Ottocento bagolinese vide la bonifica del Pian d’Oneda provocando gravi divisioni interne e la morte per pazzia del parroco Crescimbeni e più tardi il dominio di una ristretta categoria di liberali su una popolazione fieramente autonoma. La borgata dopo il passaggio dei Garibaldini (1866) ebbe una vita amministrativa quieta in un isolamento durato fino verso la fine del secolo quando si risvegliò alle prime aperture turistiche facilitate nei primi decenni del secolo dalla costruzione di una strada. Ma soltanto in questi ultimi decenni il paese va scoprendo le sue grandi possibilità di espansione economica. Fra gli uomini illustri del paese sono da elencare: Fioravante Moreschi, condottiero dell’esercito di Carlo V e dei papi Giulio III e Paolo VI; Marco Benini, sindaco generale della Valsabbia dal 1510 al 1564; la Beata Lucia Versa da Lumi (morta nel 1524); il prevosto di Gussago mons. Giorgio Bazzani; don Antonio Cosi; il giornalista Zanetti, ecc. Ospite del paese fu in gioventù anche Papa Paolo VI che ha richiamato i ricordi del suo soggiorno in una udienza memorabile alla Famia bagossa il 24 aprile 1912. Paese eminentemente agricolo, Bagolino ha conosciuto un’intensa emigrazione ma negli ultimi anni é andato sfruttando sempre più le sue possibilità organizzandosi economicamente in forma cooperativa (come il caseificio sociale) e turisticamente, protendendosi verso la Val Dorizzo, Bazena, ecc. Il paese ha mantenuto in gran parte i suoi aspetti caratteristici, di notevole interesse. In più offre momenti insigni d’arte. Fra questi la Chiesa quattrocentesca di S. Rocco abbellita ed ingrandita tra il 1577 e 1581 e affrescata nel 1586 da Giovanni Pietro da Cemmo. Una vera cattedrale è la parrocchiale dedicata a S.Giorgio iniziata nel 1624 su disegno di un Domenicano e compiuta nel 1632. La chiesa è ricca di opere d’arte fra cui quadri del Celesti (S.Giorgio) di Pietro Marone (Vergine e Santi), di Camillo Rama ( S.Carlo, S.Domenico e S. Lorenzo) di Giacomo Barbelli (Gesù Risorto) di Palma il Giovane, di Antonio Gandino (la Madonna del Rosario), (Ultima Cena). Sono attribuiti al Tintoretto il quadro con la S.S.Trinità e i S.S. Bernardo, Rocco e Sebastiano, al Tiziano o più probabilmente al Moretto il quadro con S.Marco e S.Antonio. Veneratissima è la Madonna nera che la leggenda vuole portata dai Lodrone di ritorno dalle Crociate e poi ad essi tolta dal popolo in rivolta, ma che proviene invece da madonnari cretesi operanti a Venezia. Ricchissimi gli altari e le soase. Alla decorazione hanno contribuito Tommaso Sandrino, Camillo Rama, Palma il Giovane (per le pareti e il voltone), il Lucchese e Ottorino Viviani (per il coro e l’abside). Interessanti sono anche le chiese di S.Gervasio (sec. XVIII) e dell’Adamiro (1614). Molte le cappelle e le icone sparse sul territorio. Particolarmente interessante è il folclore bagolinese sia nelle vesti come nei cibi e nel linguaggio. Il fulcro di esse è però costituito dal Carnevale, caratteristico per i costumi, le danze ecc. Specialità bagolinese sono il formaggio bagosso e la grappa genziana.

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